U. Baldini | R. Barilli | F. Bartoli | L. Bertacchini | S. Ceccarini | F. D'Amico | A. Dragone | P. Fossati | V. Guidi | C. Millet | C. Munari | A.C. Quintavalle | G. Scalise | F. Solmi | T. Toniato
 

 

Toni Toniato
Presentazione mostra personale, Venezia 1962



     Da alcuni anni seguo con particolare interesse la pittura di Frasnedi, di uno dei più giovani rappresentanti di quel recente "exploit" artistico bolognese che ha di volta in volta assunto aspetti e configurazioni attorno comunque a quella sollecitante, anche se ambigua, prospettiva del neonaturalismo. E proprio nel clima delle ricerche di quella corrente il Frasnedi si è inizialmente fatto notare, distinguendosi però per una maggiore aderenza a uno dei poli entro cui si andava allora coniugando l'incontro con la natura, inteso come immediata presa esistenziale, di una somma di dati originari, riproposti poi anche da altri con mozioni linguistiche non sempre rinnovate o storicamente attendibili. Nel caso di Frasnedi pensiamo invece al termine su cui maggiormente egli andava insistendo con prove in ogni caso rivelatrici, data la sua propensione, appunto, più verso una situazione materico esistenziale, già densa di pressioni culturali più vaste. Infatti nella sua pittura da una fase formativa di accertamento strumentale, in cui egli tendeva a rilevare i caratteri di una ormai diversa processualità, di un fare cioè all'interno di quell'incontro con la natura, Frasnedi sembra giunto, dopo varie ricerche, a formulare una sua più autonoma visione, dimostrando come il suo problema dovesse rivelarsi già ulteriore a quella fase genericamente informale in cui si andavano chiudendo anche le esperienze maggiori dell'ultimo naturalismo e i cui ritorni a suggestioni mimetiche, ad ambigue concrezioni rappresentative lo stanno tuttora a dimostrare con sufficiente evidenza. Frasnedi ha operato recentemente un processo di essenzializzazione dei suoi "motivi" non escludendo però la qualità, la durata di quelle investigazioni in una materia più luminosa. Già in alcuni dipinti del '60 si poteva scorgere questa nuova direzione, oggi si tratta di un accumulo di materia accampato in una relazione più strutturale e motivata; talvolta il rapporto è quasi monocromatico con una intensa evidenza materica, data dallo spessore della zona tonale più incidente o dai vari strati più timbricamente accesi. Ma più che una cifra nel riquadro accampato su di un vasto spazio monocromo è una cellula, uno strato di vibrazioni infinitesimali, rese con una particolare sensibilità luministica. Spesso sono più cellule collegate da sequenze di meditazione tonale, da tensioni emotive, da liriche trasparenze, ma quando si tratta di un corpo unico allora il confronto avviene su di una condizione dominante dove protagonista si eleva la luce, si allarga, si espande in una nuova dimensione spaziale. La superficie pertanto ha ripreso il suo registro, accoglie e si relaziona in un ordine ricettivo più sottile. Ormai l'elemento ha riscattato la sua caotica origine, ora agisce per reversibile contrappunto in un sensibile dialogo tonale con lo spazio. È questo per Frasnedi un momento che non manca di esperienze contigue e oggi tra le più valide. L'intensità emotiva, la ricchezza inventiva che egli sa trovare in queste sue nuove relazioni tra luce e spazio, tra materia e fondo, ci garantiscono della sua autentica qualità espressiva.