U. Baldini | R. Barilli | F. Bartoli | L. Bertacchini | S. Ceccarini | F. D'Amico | A. Dragone | P. Fossati | V. Guidi | C. Millet | C. Munari | A.C. Quintavalle | G. Scalise | F. Solmi | T. Toniato
 

 

Carlo Munari
Presentazione mostra personale, Galleria Il Minotauro, Livorno 1969


     L'opera di Alfonso Frasnedi costituisce la riprova che talune formulazioni "pop", a contatto con la coscienza europea, abbandonano il loro presunto neutralismo per diventare tramiti di una constatazione che risuona, in modo diretto o mediato, quale denuncia (o giudizio) della condizione umana in età tecnologica.
     Frasnedi ripropone di quella civiltà i simulacri più palesi e, in un certo senso, più urtanti nella loro brutalizzazione: la bambola di carne che abolisce l'eros nel momento stesso in cui tenta di esaltarlo; i prototipi umani dell'alienazione: figure seriali nelle quali ci s'imbatte nei salotti, nei treni e nei consigli di amministrazione. E altri non ne cito, poiché conta piuttosto rilevare come, in ragione dell'efficacia espressiva del linguaggio, queste immagini assumono le dimensioni di monumenti totemici. E tanto urgente è il messaggio, tanto obbligante l'esigenza dell'artista di riproporlo a livello di massa, che Frasnedi fa ricorso all'iconografia più capace di incidere nel gusto collettivo, quella cioè fumettistica e pubblicitaria, con accorgimenti operativi puntualmente adeguati; nella crudeltà dei netti contorni cloisonnistici e dall'aggressività senza scampo dei colori acrilici fino alla rottura degli schemi convenzionali del quadro, mediante ritagli di immagini e creazioni di fondi vuoti destinati a evidenziarla, quell'immagine, a potenziarne la significazione e, in pari tempo, ad assegnarle un carattere di ambiguità per il fluttuare delle ombre naturali.