La
collera e la rivolta sono sentimenti che Frasnedi non conosce, così
come risulta assente in lui la dialettica dell'esaltazione e della caduta.
Ci fu, è vero, un tempo in cui Frasnedi cercò di stabilire
il contatto con le cose in modi eroici e risentiti, anche se poi egli
rifuggì sempre dalle espressioni sublimi e romanticamente vertiginose.
Non è un caso che le preoccupazioni tecnico-organizzative dell'immagine
abbiano costituito il motivo permanente delle sue ricerche: il linguaggio,
la grammatica della comunicazione artistica sono state indagate come
elementi portanti del messaggio figurativo e, nello stesso tempo, senz'essere
abbassate a meri tralicci strumentali, studiate come modalità
del nostro essere con le cose e nelle cose. Si potrebbe dire che al
pittore, prima che l'oggetto, interessa l'ottica in cui l'oggetto stesso
si struttura e viene percepito. In tal senso, e solo in questo, ci sembra
che il cosiddetto realismo di Frasnedi debba essere interpretato; l'approccio
al reale, si capisce, non è rimandato, ma tentato attraverso
la presa di possesso e l'analisi delle strutture della percezione. Ad
un primo avvicinamento la pittura di Frasnedi dà l'impressione
di contenere soltanto dei calchi, estratti dai luoghi dei consumi, come
emblemi, scritte e tipi fumettistici, ma ci si accorge poi che quelle
figure e quei tipi sono stati sottoposti ad un'operazione di verifica
e aggiustamento critico. È quindi un problema di conoscenza quello
che ha mosso Frasnedi.
Stare al gioco della modalità della
persuasione pubblicitaria può voler dire anche smontarla ed eluderla.
Si consideri intanto come il pittore tratti il materiale linguistico
per provarne la forza di resistenza e la compattezza, attraverso la
messa a fuoco, il taglio, l'impaginazione, la dilatazione dell'immagine
nei suoi attributi più allettanti e volgari, la rinuncia alla
profondità e l'uso dei tracciati grafici squalificati e poveri.
Non c'è miglioramento o innalzamento degli oggetti, che anzi
vengono mantenuti al livello normalizzato della proposta di consumo:
questo almeno finché Frasnedi procede su un piano puramente sperimentale
di analisi. Il pittore inoltre si sforza di mantenersi fuori dalle suggestioni
"colte" della lettura del suo materiale iconografico, ripudiandone
le interpretazioni di tipo sociologico e psicologico. Quelli su cui
Frasnedi agisce non sono dei simboli di angoscia né delle immagini
di "transfert", ma semplicemente degli emblemi di consumo
ottico. Vogliamo dire che in lui non c'è il piacere di chi richiama
alla memoria letture disattente e inconsapevoli, né l'aspra condanna
dell'uomo che si piega ad osservare un mondo che gli appare alienato.
Ciò non toglie però che i segni si riqualifichino all'interno
del quadro come eventi coloristici o grafici, come elementi di un linguaggio
assoluto, asemantico nella misura in cui non rimanda a dei significati
che non siano lo stesso dato oggettivo del ductus grafico o dell'impatto
cromatico.
Non ci interessa in alcun modo definire
la misura ideologica dell'immagine di Frasnedi. Siamo dell'avviso invece
che nel suo caso sia fuori posto ricercare il grado ideologico della
sua pittura, nel senso che questa né lo esclude né lo
richiama perentoriamente: semplicemente si pone come autosignificante.
Per leggerla non hanno rilevanza domande riguardanti la sua forza contestativa,
quanto piuttosto altri interrogativi di carattere retorico e schiettamente
formale.
Molto forte è in primo luogo la
componente illusionistica. Frasnedi si può dire
fa ricorso agli espedienti più frequenti ed obsoleti della confezione
tecnologica dell'imagerie di consumo. La tecnica dell'imballaggio e
dell'esibizione gli offre le figure grammaticali più evidenti
per l'organizzazione degli oggetti. È infatti significativo che
la stilizzazione si attui in una gamma abbastanza ristretta di predilezioni
e che tutte abbiano nella piattezza e nell'assenza di spessore il loro
denominatore comune. Anche il confronto con le opere ultime e quelle
meno recenti mette in evidenza come l'approfondimento del suo discorso
sia avvenuto nella direzione dell'impatto coloristico frontale, congelando
certe irruenze ancora presenti nelle tempere del periodo 1964-66. Gli
oggetti che Frasnedi propone, non a caso delle "scatole" o
dei "contenitori", non sono dei prodotti tridimensionali,
se non in un modo del tutto apparente e con traddittorio. Richiamano
piuttosto gli scatti dell'obiettivo fotografico, quasi che Frasnedi
abbia montato una specie di edificio visuale con la tecnica di caricamento
dei proiettori meccanici. L'uscita dal "genere" con l'impiego
di modalità appartenenti ad altre tecniche rappresentative è
in effetti solo apparente e, anziché dar luogo ad un nuovo plurimo,
dà come esito la creazione di uno spazio unidimensionale e privo
di tensioni.
Tutto ciò non esclude che Frasnedi
intervenga spesso sulle sue immagini con una sorta di piglio divertito
ed ironico, come per contraddirle e metterne in chiaro il carattere
magico e illusorio. Si tratta di sfumature di un atteggiamento più
propriamente fantastico: egli lascia che l'immaginazione intervenga
liberamente nel procedimento compositivo, così che si creino
sequenze e aggregati, mimando, se così si può dire, l'andamento
associazionistico e combinatorio dell'immaginazione comune. È
il suo, in questo senso, un procedere calcolato, in cui l'imprevisto
e l'aleatorio vengono ricontrollati e frenati, severamente ristrutturati
entro precisi schemi visuali.
L'astrazione e l'impaginazione puristica
sono soltanto gli aspetti superficiali di un lavoro di concentrazione,
di selezione riduttiva degli argomenti e delle forme degli argomenti
cui è arrivato l'artista. Qualcosa di simile è avvenuto
per D'Arcangelo e Lichtenstein, il cui purismo è in realtà
un rigoroso procedimento di sintesi, di precisione linguistica e di
fissaggio ottico. Anche per Frasnedi, come per altri, si è avuto
un graduale passaggio dalla esplorazione aperta della iconografia "popolare"
alla definizione di alcuni temi caratteristici, il che ha comportato
contemporaneamente delle scelte stilistiche meno varie ma anche più
sorvegliate. A chi osservi attentamente, parrà evidente che molti
motivi della sua attuale figurazione erano già presenti, anche
se non dominanti, nella sua produzione di qualche anno fa. Intendiamo
riferirci ai disegni e alle tempere in cui veniva affrontato il tema
"ambientale" della evasione dalla città, della promessa
dei luoghi felici, del miraggio della vacanza. È proprio questa
zona più intima e più fantastica della imagerie di massa,
per altro così fortemente battuta dall'industria dei consumi,
che il pittore ha assunto come argomento di lavoro. Crediamo che Frasnedi
abbia meditato su questa dichiarazione di Richard Smith: "La tecnologia
di oggi, le rubriche delle riviste specializzate in 'Eastaman color'
non hanno relazione diretta e univoca col mio lavoro del momento, ma
non sono mondi estranei"; e sulla interpretazione che delle opere
di Smith ha dato L. Alloway: "La soglia di leggibilità ha
costantemente interessato (il pittore), dall'evocazione di oggetti e
prodotti con pittura piatta, alla fusione di forme tridimensionali con
superfici dipinte, in cui il volume reale e lo spazio dipinto stanno
in contraddizione irriducibile. In entrambi i casi, è importante
l'effetto illusionistico, come dimensione di riferimento nei primi lavori,
e come temporaneo spostamento d'accento negli altri; ed è essenziale
l'ambiente echeggiato dai dipinti o costruito da questa tecnica: l'ambiente
concepito come mondo nostro, che sollecita lo spettatore a un gioco
di contatti e di tensioni". Alcune tempere di Frasnedi e i suoi
oggetti-ambiente ci sembrano confortare in modo pertinente l'analogia.
I colori astratti evocano quelli teneri e sfumati dei messaggi commerciali,
così come il grande parallelepipedo che è raffigurato
in uno dei fogli qui esposti, non è che la traduzione geometrica
di una grande scatola di confezioni, con tutti i suoi attributi di appetibilità
e fascinazione. Astrattismo geometrico e cultura popolare collaborano
assieme per creare un terzo dato, assolutamente compiuto in se stesso,
che è l'immagine frasnediana.
Le scatole-confezioni, i paesaggi delle
avventure turistiche, le immagini "meravigliose" di Frasnedi
rimandano a un mondo intimo e domestico: li avvolge uno sguardo "televisivo",
morbido e senza asprezze, che tutto colloca in primo piano, che "confeziona"
ma di fatto "disaliena" quell'universo, quasi che per gioco
si prendesse la sua estrema rivincita.